lunedì 6 dicembre 2010

La Serbia

Ci sono stato diverse volte in Serbia, e mi sono innamorato di quello che ho visto. Belgrado è un misto di una nostra città e di una Napoli che non so porre in quale periodo storico, anche se ora le ferite più evidenti della guerra sono state cancellate. Ricordo un taxista, gentilissimo, dopo che avevo sbagliato l’uscita al ponte della Sava, personale competente al Metropol, e così via.
Nel Veneto risiede un terzo di tutti gli immigrati dalla repubblica ex jugoslava in Italia: 23.000 persone. Nel solo capoluogo di Vicenza, dove gli immigrati sono il 13% (rispetto ad una media provinciale del 10%), con una provenienza che copre oltre 100 Stati e che si differenzia ulteriormente sulla base di diverse provenienze etnico-culturali, tra le comunità nazionali di imprenditori e lavoratori autonomi quella proveniente dalla Serbia risulta (come nel caso di Trieste), la più numerosa. Su scala regionale seconda è la provincia di Treviso, dove sono presenti circa 6.000 serbi.
La Serbia sta cercando di recuperare sé stessa e la propria identità dopo un recente passato disastroso: non va dimenticato che se i bombardamenti le hanno ridotto in macerie molte industrie, la sua cultura imprenditoriale rimane intatta e simile a quella veneta.
Nel corso degli incontri svoltisi negli ultimi tempi tra i rappresentanti diplomatici serbi e le delegazioni degli imprenditori locali, è stato posto in rilievo che il Veneto può rappresentare un partner importantissimo per il Paese ex-jugoslavo, non soltanto perchè nel territorio è presente una comunità serba determinata e laboriosa: anche la vicinanza e la mentalità imprenditoriale comune favoriscono rapporti più stretti tra i due Paesi.
Il paese balcanico costituisce indubbiamente un interessante partner economico per il Veneto, grazie a settori molto qualificati come il metalmeccanico, il tessile-abbigliamento, l'alimentare e il vinicolo.
Da parte degli operatori economici regionali sta quindi crescendo l’interesse verso il futuro prossimo del Paese balcanico, alle opportunità derivanti dalla seconda fase della privatizzazione, agli investimenti nel mercato locale e perché la Serbia, avendo sottoscritto un importante accordo in base al quale tutte le merci ivi prodotte possono essere esportate in Russia senza dazi, può rappresentare una buona base di partenza verso quel mercato.
La Serbia si trova in due parti geografiche distinte dell'Europa. nella parte settentrionale della Repubblica si trova il bassopiano centro-europeo, mentre la parte meridionale è costituita da colline e monti. Più di 15 vette superano i 2.000 metri sul livello del mare. La Serbia offre una grande ricchezza di luoghi naturali, tra cui cinque parchi nazionali. I principali fiumi navigabili sono il Danubio, la Sava e la Tisa. Il Danubio, il fiume più lungo d'Europa, percorre circa 600 km lungo il paese. Il clima predominante della Serbia è quello continentale, tendente al Mediterraneo nella zona a sud.
Belgrado (o Beograd) è la capitale e l'"anima" della Serbia moderna. Si affaccia sulla confluenza della Sava e del Danubio. Nel corso della sua lunga storia è stata distrutta e ricostruita numerose volte. Oggi è una città moderna con circa 2 milioni di abitanti. Belgrado offre ai suoi visitatori un ricco programma culturale ed artistico, eventi sportivi, molti musei e monumenti culturali e storici.
La Vojvodina è la parte settentrionale della Serbia. È formata dalle regioni di Backa, Srem e Banat. I fiumi Danubio, Tisa e Sava attraversano questa zona per lo più pianeggiante. In questa regione si trovano affascinanti città come Novi Sad, che spesso hanno conservato il loro patrimonio culturale barocco. La parte più grande della Vojvodina è formata da villaggi e terreni agricoli con immensi campi di girasole, frumento e altre colture.
La regione a sud di Belgrado è il cuore della Serbia, dove il turismo è molto sviluppato. Qui si trovano numerose colline e montagne basse. E' il luogo dove i re serbi avevano costruito  la loro capitale, ma anche dove furono costruiti i monasteri più belli dell'ortodossia serba. I festival folcloristici e la musica gitana, come il Guca Festival, conferiscono a questa zona un fascino particolare.

domenica 17 ottobre 2010

Eger, la patria del Sangue di Toro

Eger, nel nordest dell’Ungheria, è una zona di vino con un ricco passato medioevale. La caratteristica dei vini rossi di Eger è il colore bello e il fine contenuto di tannino. Dopo vari anni di stagionatura in botte di legno, nelle cantine di un eccellente microclima si producono dei vini asciutti vellutati, pieni e ricchi di sapori. I vini bianchi sono armoniosi con fine profumo e sapore.
Eger è la capitale del vino per eccellenza. Nella storia della città, sorta al punto dello spettacolare connubio dei monti Mátra e Bükk, il vino gioca il ruolo di protagonista assoluto. Nelle cantine scavate nel tufo d’origine vulcanica della cosiddetta Szépasszonyvölgy (Valle delle belle Donne), si possono riscontrare le tracce di una cultura vinicola ormai secolare.
Per abitudine si cita la collina di Nagy-Eged, con le pendici ricoperte di vigneti, quale centro della zona vinicola, formata da 4.000 ettari di terreno costituito di sabbia e löss. Eger - e il suo territorio - è probabilmente la prima regione di produzione vinicola in cui i Serbi diffusero il Kadarka. Sotto la dominazione turca le uve dei dintorni di Eger subirono un radicale cambiamento: le uve nere sostituirono quelle bianche e fu introdotta la metodologia usata dai serbi, cioè facendo macerare anche le bucce. I vini di Eger sono molto apprezzati anche in campo internazionale. Particolarmente noto è il Leányka, ma il più rinomato è l’Egri Bikavér, (Sangue di Toro di Eger) preparato con diversi tipi di uva, ad alto contenuto alcolico, maschio, dal bel colore rosso rubinotutto fuoco e fiamma: un vino leggendario!

I principali tipi d'uva sono: il Kékfrankos, il Kékoportó, il Cabernet Sauvignon, l'Olaszrizling, il Leányka.

Località di produzione vinicola: Eger, Egerszólát, Maklár, Noszvaj, Ostoros, Verpelét, Aldebrõ